di Cosimo Leggiero

Un film riuscito l’ultimo di Paolo Genovese, “Follemente”, simpatico, con un’idea geniale delle diverse voci e personaggi nel cervello dell’uomo e della donna; piacevole, sì, nonostante alcune citazioni parecchio femministe ma qualcuna anche culturale.
Arriva però, ad un tratto, la solita marchetta intellettuale alle lobbies, stavolta, pro congelamento degli ovuli, messa proprio al centro del film e rimarcata nel riassunto alla fine. L’affermazione di Lara di aver fatto questa barbara procedura contro natura il regista poteva pure risparmiarsela. La possibilità di congelare gli ovuli esiste da anni, ma riceve scarsa adesione perché intrinsecamente insulsa: che senso ha, per una donna giovane che potrebbe tranquillamente diventare madre in modo naturale, congelare i propri ovuli in vista di una fecondazione artificiale, da farsi magari a ridosso della menopausa? E’ evidente che qualcuno ha interesse a promuovere e rendere “normale” questa pratica. D’altronde pure in Puglia il presidente di Regione Emiliano e il consigliere regionale Lacatena hanno trionfalmente annunciato il provvedimento regionale di “social freezing” che consentirà alle donne da 27 a 37 anni di congelare – a spese del Servizio Sanitario Regionale – i propri ovociti per consentire loro di avere un figlio in un futuro indeterminato, ignorando scioccamente il funzionamento della biologia umana. E’ una prospettiva di profonda tristezza, che propone alle donne di congelare l’amore in attesa di trovare l’inseminatore! La scienza e la tecnica quando si arrogano il potere divino della creazione della vita in modo artificiale diventano quantomeno immorali se non folli.
La situazione di gelo demografico che stiamo vivendo in questa epoca reclama da tempo risposte concrete. E’ curioso che la proposta dalla Regione Puglia porti il nome di social freezing, letteralmente “congelamento sociale”. Il Presidente Emiliano ed il consigliere Lacatena considerano questa misura un incentivo alla natalità, perché incontra le esigenze di molte donne che per motivi lavorativi sono oggi costrette a rimandare la scelta di diventare madri. In altre parole, visto che già adesso si diventa madre abbastanza tardi, favoriamo ulteriormente il rinvio della maternità in modo da – sempre secondo Emiliano – incrementare le nascite.
E’ innegabile che il mondo del lavoro sia sempre più esigente, e che, pertanto, obblighi i lavoratori e, soprattutto le donne, a fare scelte che non vorrebbero, ma è altrettanto innegabile che ciò avvenga essenzialmente per difficoltà di natura economica. Ciò che viene caldeggiato non è la soluzione al problema, anzi lo amplifica e distorce la naturale sequela della vita. Diventare madri a tarda età non è la cosa più bella del mondo; può diventare incerta, ma anche perniciosa, tanto per la donna che per il bambino. Per questo i nostri amministratori non dovrebbero schierarsi dalla parte di chi vuole sovvertire un ordine naturale che prevede che talune cose abbiano una ragionevole scadenza. Il suggerimento che si potrebbe dare ad Emiliano e a quanti, come lui sostengono determinate scelte, è quello di utilizzare i fondi disponibili o che potrebbero diventare disponibili, in sostegno a quelle donne che vogliono generare ma si sentono fragili, perché la precarietà della vita è sotto gli occhi di tutti. Perciò, ben vengano sussidi e ausili alle donne, ma che il denaro venga usato correttamente per incentivare la vita e guardare speranzosi al futuro.
Il Popolo della Famiglia è e sarà sempre in prima linea per contrastare la denatalità in modo efficace, promuovendo iniziative mirate ad incrementare le nascite nel rispetto della natura umana. Il reddito di maternità regionale sarebbe certamente uno strumento “caldo” per riempire le culle, altro che “congelamento sociale”!

 

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